La biografia

Marcello Torre intervistato da S. Scarano (1980)
Marcello Torre nasce a Pagani il 9 giugno 1932 in Corso Ettore Padovano.
Il padre Giuseppe è uno stimato medico, la madre, Anna Contaldi, conosciuta con il vezzeggiativo di Nina, è la figlia del dottor Andrea, titolare della prima farmacia della città.
Durante gli anni della formazione scolastica Marcello frequenta assiduamente l'Azione Cattolica nella quale ricopre, sin dal 1948, l'incarico di dirigente diocesano della GIAC (Gioventù Italiana Azione Cattolica). Iscrivendosi all'Università di Napoli per completare gli studi superiori sceglie la Facoltà di Giurisprudenza. In questi anni si avvicina alla Democrazia Cristiana. Un percorso naturale che lo porta dalla Azione Cattolica ai Gruppi Giovani della DC di cui divine Delegato provinciale nel 1954. In pochi mesi Marcello si fa notare per il suo attivismo e viene nominato componente della Giunta esecutiva nazionale come responsabile delle politiche per il Mezzogiorno. Dopo due anni il suo impegno, anche territoriale, viene premiato con l'elezione al Consiglio comunale di Pagani. Ha soli 24 anni. Grazie al suo lavoro amministrativo l'anno successivo sarà varata la prima Consulta giovanile comunale della provincia di Salerno. Nel gennaio del 1957, in qualità di responsabile meridionale dei giovani democristiani, organizza un Convegno nazionale di Studi sul Mezzogiorno alla Camera di Commercio di Salerno. Il tema è di quelli strategici: fare un primo resoconto dell'intervento statale al sud e suggerire nuove politiche industriali per impostare la seconda fase di sviluppo della Cassa per il Mezzogiorno. In quello stesso anno, in luglio, Marcello si laurea con il massimo dei voti con una tesi su "Lo scioglimento delle Assemblee parlamentari". Il relatore è il professor Alfonso Tesauro, deputato democristiano.
Nel 1959 lascia la carica di delegato provinciale dei Gruppi Giovanili della Democrazia Cristiana perché chiamato a ricoprire il ruolo di responsabile provinciale della Spes, ovvero l'ufficio propaganda della DC, dando vita a due settimanali che avranno vita breve: "Gioventù Nostra" e la "Rivolta del Sud".
In quegli anni comincia a frequentare Lucia De Palma, figlia di Costantino De Palma, un imprenditore amico della famiglia Torre sin dal 1926, anno in cui il dottor Giuseppe e il commendator Costantino promuovono, insieme ad altri, la nascita della locale squadra di calcio: la Paganese.
Il 21 gennaio 1959 patrocina la sua prima Causa in Corte d'Assise come difensore di parte civile in un processo d'omicidio, riscuotendo un clamoroso successo di stampa; durante tutti gli anni sessanta affiancherà in importanti processi il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone.
Marcello e Lucia coronano il loro sogno d'amore sposandosi l'undici giugno 1960. Dopo qualche mese Marcello viene eletto consigliere provinciale nel collegio di Pagani e rieletto consigliere comunale. Ricoprirà entrambe le cariche ininterrottamente fino al 1970.


Pur essendo giovanissimo viene nominato, in quota alla corrente fanfaniana, assessore al contenzioso, alla pubblica assistenza e alle politiche giovanili, dedicandosi alla riorganizzazione dell'Ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore.
Quando nel 1964 sarà rieletto consigliere provinciale sono già nati i suoi due figli, Giuseppe ad Annamaria. Viene riconfermato anche nel ruolo di assessore provinciale, ma questa volta oltre alle deleghe al Turismo, allo Sport e alle Politiche Giovanili è indicato quale Vicepresidente dell'Amministrazione provinciale. Rimarrà tale fino al 1970.
Il suo impegno alla Provincia nel periodo 1965-1970 si contraddistingue in alcuni punti salienti: la sistemazione della rete viaria dell'Agro nocerino sarnese (in particolare la progettazione e costruzione della variante di collegamento con la provinciale per Angri, la bitumazione e la rettifica delle strade di campagna); la programmazione dello sviluppo turistico della Provincia; gli interventi di edilizia scolastica (si deve a Marcello Torre la costruzione dell'attuale sede del liceo scientifico di Pagani); l'impegno per i giovani in politica; il finanziamento del nuovo campo sportivo di Pagani e il sostegno economico alla squadra di calcio della Salernitana a rischio di fallimento.
Nel 1970 lascia la politica in rottura con l'on. Bernardo D'Arezzo, capo corrente fanfaniano, e fonda il 10 ottobre dello stesso anno il Piccolo Giornale dal quale conduce la sua battaglia di opposizione alle posizioni del leader della D.C. paganese.
Durante gli anni settanta Torre si dedica solo alla professione divenendo uno dei penalisti di maggior rilievo del Foro salernitano, sedendo nel Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Salerno con l'allora presidente Mario Parrilli.
Le sue capacità professionali lo portano ad essere il difensore di molti capiclan della camorra dell'agro e dei vari affiliati ai clan del napoletano. Tuttavia va ricordata, per il clamore che suscitò, la difesa dell'anarchico Giovanni Marini (accusato dell'assassinio dell'attivista di estrema destra Carlo Falvella), in collaborazione con l'avv. Spazzali di Milano e con l'on Umberto Terracini, già Presidente dell'Assemblea Costituente. Tra quest'ultimo e Marcello nasce un rapporto di stima reciproca al punto che Terracini a nome del Partito Comunista gli chiede di candidarsi al Senato, nel collegio dell'agro nocerino sarnese, con il PCI come indipendente cattolico, per le elezioni politiche del 1976. Marcello penserà a lungo ma alla fine declinerà l'invito.
Nello stesso anno, assume la presidenza della Paganese. Nella stagione 1976/77, dopo un brillante campionato di C1, la squadra di calcio sfiora d'un soffio la promozione in serie B.
La famiglia Torre sembra vivere momenti spensierati. L'avvocato, abbandonata la politica, si mostra sereno dedicandosi alla moglie ai figli con amore. Marcello, Lucia, Peppino, Annamaria viaggiano e si divertono al mare, sulla neve, all'estero.
Nel frattempo la società locale introno a loro cambia. Pagani assurge alle cronache quotidiane per le numerose sparatorie che si svolgono in luoghi pubblici. Un "far west", così viene descritta dalla stampa. Del resto sarà l'unica città italiana in cui alcuni camorristi saranno condannati al domicilio coatto, una misura pensata per i mafiosi siciliani.
La camorra si modernizza passando dal controllo dell'intermediazione agraria al racket delle estorsioni. Si forma una melassa affaristico-criminale che coinvolge imprenditori, amministratori, tecnici, burocrati e criminali. Al vertice il clan di Salvatore Serra, detto Cartuccia. Un marginale violento, proveniente dalla casbah dei cortili di Casa Marrazzo, quartiere del centro storico paganese.
Marcello sin dagli esordi segue le sorti di Serra divenendo il suo avvocato difensore e stabilendo un rapporto di comprensione umana che comunque non ammette deroghe alla sua etica professionale.
Arriviamo, così, nel 1980. Bernardo D'Arezzo di fronte all'autonomizzazione di una parte della DC locale, che non risponde più alle sue direttive, gioca la carta Marcello Torre, ovvero quella dello stimato professionista e beneamato presidente onorario della squadra di calcio, per recuperare consenso alla sua corrente.
Marcello accetta la sfida, forse anche perché è cosciente che D'Arezzo è ormai al tramonto e può quindi tentare di sostituirlo nella leadership politica o forse si lascia dominare dalla voglia di rivalsa per la delusione del 1970. Torna alla politica attiva e capeggia la lista della Democrazia Cristiana per le elezioni comunali, inaugurando una nuova stagione di dialogo con le altre forze politiche. La sua candidatura viene letta dalla stampa quotidiana come l'unica vera novità di quella tornata elettorale.
Eppure, qualcosa non va. Si cerca di intimidirlo, di evitare che possa diventare il nuovo punto di riferimento politico. Tant'è che il 30 maggio del 1980, in piena campagna elettorale, scrive una lettera testamento, indirizzata alla moglie ed ai figli, consegnandola all'allora Pubblico Ministero dott. Domenico Santacroce:

<<Carissimi, ho intrapreso una battaglia politica assai difficile. Temo per la mia via. Ho parlato al dr Ingala (commissario PS Nocera Inferiore ndr). Conoscete i valori della mia precedente esperienza politica. Torno nella lotta soltanto per un nuovo progetto di vita a Pagani. Non ho alcun interesse personale. Sogno una Pagani civile e libera. Ponete a disposizione degli inquirenti tutto il mio studio. Non ho niente da nascondere. Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile. Rispettatevi ed amatevi. Non debbo dirvi altro. Conoscete i miei desideri per il vostro avvenire. Lucia (la moglie ndr) serena – Peppino ed Annamaria (i figli ndr) "laureati" corretti – tolleranti – aperti all'esistenza – con una famiglia sana e tranquilla. Quanti mi hanno esposto al sacrificio siano sempre vicini alla mia famiglia. Vi abbraccio forte al cuore un pensiero ai miei fratelli, alle zie e a tutti i miei cari... Marcello>>.

Il 9 giugno la D.C. prende la maggioranza relativa in seno al Consiglio Comunale. Si decide, così, di costituire un monocolore con appoggi esterni. Il 7 luglio Marcello Torre viene eletto Sindaco. L'otto settembre il consiglio si riunisce per ascoltare le dichiarazioni programmatiche del Sindaco eletto:

<<Con la stagione più ricca di speranze i cattolici, nell'Assemblea costituente, con altri prestigiosi esponenti di diversa estrazione politica e culturale, dettero il primo fondamentale apporto per la formazione dei principi dell'autonomia degli Enti Locali. L'art. 5 della Costituzione sanzionò i principi del decentramento per la diretta partecipazione popolare alla vita dello Statuto, che rimane l'obiettivo più alto della politica moderna. Il Comune, che raccoglie le famiglie del territorio, in cui c'è la torre che ricorda un passato, un campanile che indica il cielo, libere istituzioni che rappresentano il patrimonio della nostra storia, il Comune, è la base della Democrazia. Dare contenuto al bene comune, alla qualità della vita, al pluralismo, trasferirne la nozione sul piano dell'esperienza, alla ricerca di un equilibrio dinamico fra le tensioni fondamentali dei nostri tempi – individuo e gruppo, sfera privata e potere pubblico – ecco il lavoro dell'Amministrazione Comunale che, sotto la spinta di queste opposizioni, mira a risolverle con sistemazioni sempre più opportune, senza potersi rifugiare in una facile elusione del problema con il rifiuto di uno dei termini dell'alternativa>>. (dalla delibera di Consiglio Comunale n. 371 dell'8.9.1980, oggetto: dichiarazioni programmatiche).

Dopo qualche mese accade qualcosa di imponderabile: il terremoto. La sera del 23 novembre 1980 Marcello è in strada per fornire i primi soccorsi agli sfollati. Requisisce il mercato ortofrutticolo trasformandolo in un luogo di assistenza dove vengono montate roulotte e tende.
La camorra, intanto, si avventa sugli aiuti che giungono per le popolazioni colpite dal sisma. La ricostruzione post terremoto fa gola ai camorristi, agli imprenditori affaristi e ai politici. Marcello dovrà lottare per togliersi di dosso la "croce" di avvocato difensore dei camorristi e quindi possibile trat d'union tra criminalità organizzata e gestione della cosa pubblica.
I suoi atti sono netti: chiede che i sindaci possano dirigere tutta la fase della ricostruzione con la collaborazione di tutte le forze politiche. Anzi compie un atto "rivoluzionario" istituisce un comitato paritetico, in cui ci sono tutti i partiti, per distribuire incarichi e funzioni senza spartizioni di maggioranza e minoranza. In base al principio di parità vengono scelti i tecnici che dovranno quantificare i danni e avviare la ricostruzione. Marcello si fa forte del suo rapporto diretto con l'on. Zamberletti, commissario governativo per l'emergenza terremoto, conosciuto negli anni in cui era stato dirigente nazionale dei giovani democristiani. Continuano, però, a fioccare le accuse di voler favorire la camorra. Il 6 dicembre si dimette per protestare contro un articolo che lo dipinge come il sindaco della camorra. L'8 dicembre i partiti gli rinnovano la fiducia, ma ha ormai le ore contate.
Tre giorni dopo, l'undici dicembre 1980, Marcello Torre viene assassinato mentre si reca in Comune, come ogni mattina alle 8.00, in compagnia del segretario avv. Franco Bonaduce.
Rimane come incognita il testamento scritto alla moglie e ai figli sei mesi prima dell'assassinio in cui egli è cosciente di rischiare la vita, anche se lega questo pericolo alla battaglia politica che ha intrapreso. Forse si rendeva conto che non si poteva essere contemporaneamente l'avvocato dei clan e il Sindaco di Pagani, soprattutto se non si fanno sconti al proprio rigore morale.
La Commissione parlamentare antimafia della XI legislatura giungerà a queste conclusioni:

<<Non di rado la camorra si è fatta garante del successo elettorale degli amministratori collusi; ha spesso inoltre assicurato la stabilità politica per far procedere senza intralci l'operazione economica intrapresa. Laddove, poi, sindaci ed amministratori comunali non si sono piegati alla logica della collusione, la camorra non si è fatta scrupolo di usare la violenza. È il caso dell'omicidio, avvenuto l'11 dicembre 1980, del sindaco di Pagani, Marcello Torre, colpevole di non aver favorito il sodalizio criminale nell'affidamento di appalti per la rimozione delle macerie. Si tratta di una esecuzione avvenuta a pochissimi giorni dal sisma che costituisce anche un "segnale" nei confronti degli amministratori degli enti locali, ai quali vengono indicate le "procedure" che saranno seguite in caso di non assoggettamento o di dissenso. Alcuni mesi prima dell'omicidio organi di polizia erano stati informati confidenzialmente che l'avvocato Torre era esposto al rischio di aggressioni armate. Tale notizia confidenziale non venne ritenuta affidabile, né vennero presi in considerazione i timori per la propria vita espressi dalla vittima al dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Nocera Inferiore dopo la sua elezione a sindaco. Non si ritenne di tutelare l'avvocato Torre neanche quando manifestò con nettezza il suo impegno a combattere ogni ingerenza camorristica nella gestione del comune. Le indagini sull'omicidio sono partite molto a rilento; l'esame della documentazione contenuta nella scrivania dell'ufficio in municipio fu effettuato solo dopo tredici giorni dall'evento; la perquisizione dello studio e dell'abitazione della vittima fu disposta dal giudice istruttore soltanto il 5 febbraio 1982. Il giudice istruttore nell'ordinanza di rinvio a giudizio scriveva che "per ben due anni l'istruttoria veniva a trovarsi in una pressoché totale stasi" sino a quando le rivelazioni di alcuni collaboratori davano un nuovo impulso alle indagini. Gli imputati indicati dai pentiti come autori materiali del delitto sono stati tutti assolti>>.
A cura di Marcello Ravveduto
L'associazione Marcello Torre
Memoria e Impegno. Fondata a Pagani nel 1982 l’Associazione Marcello Torre muove i suoi passi lungo queste due linee direttrici ormai da circa trent’anni. Nata dalla volontà della moglie di Marcello, Lucia, e di amici, colleghi e familiari, le sue attività mirano a sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto i giovani sui temi della legalità e della lotta alle mafie e ovviamente al ricordo di ciò che Marcello ha rappresentato per Pagani e per la lotta alla criminalità. Fiore all’occhiello è l’organizzazione annuale del Premio dedicato alla figura di Marcello, celebrato annualmente l’11 dicembre, ricorrenza della scomparsa. Al fianco di questa importantissima iniziativa che ha visto partecipare numerose e celebri personalità del panorama istituzionale nazionale, navigano tantissime altre forme di partecipazione associativa e pubblica: presentazione di libri, dibattiti pubblici, convegni ecc.
Fondamentale è l’impegno dell’Associazione all’interno di LIBERA - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie - e la collaborazione con altre associazioni del territorio quali il Circolo Universitario Paganese e l’associazione Antonio Esposito Ferraioli, dedicata ad un’altra vittima paganese di camorra. In particolare con queste altre realtà associative della città di Pagani si è creato un vero e proprio sodalizio che negli anni ha portato a grandi risultati e riconoscimenti.
Altra importantissima conquista è stata entrare nel Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti di Criminalità di cui attualmente la figlia di Marcello, Annamaria, è vice-coordinatore.
La presidente Lucia De Palma Torre


Le foto
Il Premio Marcello Torre
Il Premio Nazionale per l'Impegno Civile Marcello Torre nasce insieme all'Associazione che porta il nome del Sindaco di Pagani barbaramente assassinato dalla camorra l'11 dicembre del 1980, divenendone immediatamente il primo e più significativo veicolo del messaggio di memoria e impegno che l'Associazione ha sancito come la propria fondamentale missione.
Ogni anno dunque l'Associazione Marcello Torre si sforza di fare del Premio un momento privilegiato per stimolare, intorno alla figura di Marcello, una riflessione profonda sul valore dell'impegno civile, sulla testimonianza di tante donne e di tanti uomini che hanno lottato, lottano e coraggiosamente vorranno ancora lottare sognando una Pagani, e con essa un'Italia, "libera e civile". Questo era il sogno di Marcello. Un sogno che egli volle affidare a poche righe di una lettera che ancora oggi costituisce il suo testamento umano e spirituale.
Le vittime di camorra rappresentano l'altro Mezzogiorno. Un Mezzogiorno civile che si contrappone a quello dell'inciviltà criminale, ancora dominato da un potere che crede di poter disporre della vita di tutti. Il Premio mira ad essere invece occasione di incontro tra quanti lavorano e si impegnano per essere testimoni di un Mezzogiorno "normale", fatto di persone "normali" che vivono una vita "normale". Un Mezzogiorno libero, pulito, onesto. L'esperienza di Libera, sotto la guida di don Luigi Ciotti, ci ha ancor più convinti che la testimonianza dei familiari delle vittime innocenti di tutte le mafie costituisce un valore da non disperdere, l'esempio prezioso di un dolore incolmabile che si trasforma in impegno, in azione.
E' un messaggio questo che occorre ostinatamente indirizzare soprattutto ai giovani. Con loro e per loro, ogni anno, vengono create create occasioni di incontro e di confronto, grazie anche al'ormai tradizionale Concorso Scolastico, che nelle precedenti edizioni ha visto una significativa e sentita partecipazione di studenti di tutta la Provincia, chiamati a confrontarsi con i temi dell'impegno civile, della partecipazione, della libertà, dei diritti e della legalità, contro ogni forma di oppressione.
In trent'anni, sulle orme e nel nome di Marcello, sono stati premiati tanti amici, donne e uomini che hanno testimoniato con la vita il loro impegno civile. Che è quello della lotta a tutte le mafie, ma è anche quello di chi si pone al servizio dell'altro, con il suo lavoro, con il suo tempo, con la sua azione volontaria. Ecco perché, nell'elenco dei precedenti conferimenti, compaiono i nomi illustri di magistrati, esponenti delle forze dell'ordine, uomini di cultura, giornalisti.
Il Premio, al quale da diversi anni la Presidenza della Repubblica ha concesso l'onore dell'Alto Patrocinio Morale, si svolge tradizionalmente in occasione del giorno dell'anniversario dell'omicidio di Marcello Torre, coinvolegendo Istituzioni, scolaresche, associazioni e singoli cittadini, tutti chiamati a rinnovare una promessa di impegno e un dovere di memoria.
Il direttore tecnico Riccardo Christian Falcone


Dario Fo
Giuliano Ferrara
Paolo Guzzanti
Luigi Necco
Alberto La Volpe
Michele Santoro
Marco Tullio Giordana
Luigi Campagna
Piero Badaloni
Giuseppina La Torre
Giò Marrazzo
Antonio Gagliardi
Leoluca Orlando
Gianni Bisach
Sandro Ruotolo
Nando Dalla Chiesa
Corrado Stajano
Piero Marrazzo
Generale Gennaro Niglio
Maggiore Petro Serrone
Ermanno Corsi
Enzo Todaro
Salvatore De Napoli
Andrea Purgatori
Ermanno Corsi
Maria Concetta Mattei
Gigi Di Fiore
Lorenza Russo (Assistente di Polizia)
Tano Grasso
Giovanni Floris
Tom Behan
Fabrizio Feo
Don Luigi Ciotti (Libera)
Patto Territoriale dell'Agro
Angela Napoli
Franco Di Mare
Antonio Ingroia
Matteo Scanni e Ruben Oliva
Addio Pizzo
Protezione Civile
Andrea Ballabio
Mario Calabresi
Ettore De Lorenzo
Antonello Piroso
Le foto
Marcello raccontato dai ragazzi
Nel 2007 è stata inaugurata la nuova serie della Collana delle pubblicazioni dei lavori delle scuole, curata dal Centro di documentazione regionale contro la camorra, con una selezione di componimenti realizzati dagli studenti sulla figura di Marcello Torre, Sindaco di Pagani, ucciso dalla camorra l'11 dicembre del 1980.


Marcello Torre aveva iniziato giovanissimo la sua carriera politica e, per la sua fama di avvocato penalista, era conosciuto anche oltre i confini dell'Agro Nocerino-Sarnese. Uomo instancabile, si lasciava sempre guidare dal suo senso di equilibrio e di giustizia e dal suo grande amore per il proprio paese: Pagani.

Le sue idee giuste e oneste lo portarono alla guida di Pagani e alle insinuazioni rivoltegli circa il modo di conciliare la sua professione di penalista, cioè di difensore della "camorra", con quella di amministratore onesto, lui aveva risposto di avere un solo cliente: il suo paese.

La sua è stata una lotta tra uomini onesti e disonesti, fra oppressi ed oppressori, fra il Bene e il Male.

Erano le otto e mezzo del giorno undici dicembre 1980 quando il primo cittadino del nostro paese, il nostro sindaco, venne ucciso a colpi di lupara davanti al cancello della sua proprietà in via Perone.

La sua morte diede un grande dolore ai paganesi perché era stato compiuto un feroce assassinio.

L'esempio di Marcello Torre, caduto vittima del dovere, dell'onestà e dell'amore per il suo paese, non può essere dimenticato, ma deve continuare ad essere una guida nel difficile cammino della nostra vita a cui ognuno di noi dovrebbe aspirare se vogliamo che trionfino la giustizia, la pace, l'amore e il benessere.

Dovrà essere questo lo scopo per cui dobbiamo lottare se vogliamo raggiungere quegli obiettivi a cui si rivolse, con tutte le sue forze, l'indimenticabile nostro primo cittadino.

La memoria: facoltà della mente di conservare e rievocare esperienze conoscenze passate. Questa è la definizione corrente.

La memoria, sin dai primi tempi, è stato uno strumento indispensabile per l'uomo, pensiamo, ad esempio, agli uomini primitivi e alle prime pitture rupestri con cui si imprimevano e si ricordavano avvenimenti cruciali della esistenza e della sopravvivenza umana. Ancora oggi la memoria è un elemento di fondamentale importanza nella vita di ognuno di noi. Senza la memoria come ricorderemmo quel ragazzo carino che ci ha salutato l'altro ieri? E come ricorderemmo i consigli dei nostri genitori? E gli eventi importanti della nostra vita? E le atrocità del mondo?

L'esempio: qualunque cosa che possa essere presa come modello e serva da ammaestramento. Al mondo d'oggi noi giovani abbiamo bisogno di esempi positivi che siano portatori di valori. Ci rendiamo conto però, anche sono guardando un telegiornale o sfogliando un quotidiano, che non sempre è così. In questi giorni, nell'ambito del Progetto di Educazione alla Legalità, abbiamo conosciuto una figura importante, la cui vita, politica e umana, ci ha seriamente interessato, fornendoci ulteriori spunti di riflessione.

Stiamo parlando di Marcello Torre, nato a Pagani nel 1932 e morto assassinato nella stessa cittadina l'11 dicembre 1980, solo perché sognava una "Pagani libera e civile". Un uomo che si è battuto per il suo paese contro una "cosa " più grande di lui, la camorra, che da sempre ha spaventato con i suoi ricatti, profitti, estorsioni e minacce.

Ma ritorniamo alla nostra Pagani, dal nostro Marcello. La sua vita, raccontata in poche righe, è stata dedicata al coraggio di operare scelte "forti". La sua carriera politica è stata altrettanto onorevole, mentre ha dedicato la sua professione di avvocato a difendere vari capi-clan della camorra. Abbiamo capito che era una persona onesta, leale, umile che svolgeva semplicemente e con serietà il suo lavoro, anche se tutto ciò comportava dei rischi, per lo stesso fatto di stare a contatto con gente di cui non poteva fidarsi. Anche quando ha capito che lui e la sua famiglia erano in pericolo, ha continuato a seguire i suoi ideali, ma ciò che più conta, ad essere un padre e un marito perfetto. Perché lui credeva in ciò che faceva e in nessun modo voleva coinvolgere la famiglia o turbare la spensieratezza dei figli.

Nel testamento che Marcello Torre ha lasciato alla sua famiglia, e forse un po' a tutti noi, compaiono termini davvero significativi, come rispetto, tolleranza, amore, libertà e civiltà. E per noi adolescenti che ormai ci apprestiamo ad entrare nel mondo degli adulti questi termini assumono ancora più significato. Quante volte, dinanzi ai nostri occhi, si svolgono scene raccapriccianti di violenza, di sopraffazione o di ricatto? Quante volte siamo costretti a tacere o cedere ai ricatti per paura che ci venga fatto del male? Ecco, è proprio su queste paure che le organizzazioni criminali fondano il loro (stra)potere. Ci ha colpiti, infatti, una frase ascoltata in un documento sulla camorra:"il vero male da rimuovere non è la camorra, ma la mentalità delle persone su cui questa organizzazione fa presa". Nello stesso documento alcune persone di Ottaviano, il paese del "Professore", Raffaele Cutolo, capo della NCO, dicevano che lui era una brava persona, che non faceva del male a nessuno, anzi era considerato quasi un benefattore. Si tratta dello stesso Cutolo che ha un ruolo determinante nella morte di Marcello Torre e che dopo circa venti anni è stato è stato finalmente riconosciuto colpevole della sua morte.

Ma perché Marcello è morto? Una possibile spiegazione potrebbe essere che in quegli anni egli stava difendendo un boss di un'associazione camorristica nemica della NCO e, quindi, di Cutolo. Troppo meschino, ci ha risposto la moglie, la vedova Torre, Cutolo non agiva così. E allora? Si è pensato allora che il sindaco di Pagani fosse coinvolto a sua volta con la camorra. Forse questa è stata l'opinione un po' di tutti, se pensiamo che la moglie e i figli sono rimasti completamente soli e non hanno ricevuto aiuto né materiale né morale da quelle persone che avevano esposto al sacrificio quest'uomo e che sono citati esplicitamente nel testamento. Nessuno sa chi siano, però! A volte la vita ci sembra così strana!

E allora perché Marcello è stato assassinato?

La spiegazione: perché non ha permesso alla camorra di entrare nella gestione dei fondi per la ricostruzione in seguito al terremoto del 1980.

Così abbiamo capito che Marcello Torre è stato uno dei pochi uomini che è andato avanti nel suo progetto e perciò è stato ucciso, era un personaggio scomodo che non permetteva alla camorra di arricchirsi sul lutto e sul dolore della gente, che si è schierato contro "un consociativismo politico e affaristico reso ancora più fosco dalle intermediazioni della camorra. Siamo negli anni '80, trionfanti per Raffaele Cutolo e Carmine Alfieri, mentre i killer eliminano i politici di provincia onesti e coraggiosi, tra cui Marcello Torre".

Per il suo "progetto di vita" Marcello Torre verrà sempre ricordato come un esempio da seguire. E il suo sogno? E' sparito con la sua morte?

Forse non del tutto. Ci spieghiamo meglio.

Tutt'oggi infatti la camorra viaggia libera, è sempre qui tra noi, dietro l'angolo, sotto casa… la camorra esiste. Ma se noi oggi, a distanza di 25 anni dalla morte di quest'uomo stiamo ancora a cercare di capire, allora vuol dire che il suo sacrificio non è stato inutile.

La memoria ci permette di ricordare, l'esempio ci indica la strada da seguire.

Oltre l'insegnamento, abbiamo anche capito che, purtroppo, da soli possiamo fare poco, rischiamo di più, invece se ci coalizziamo e uniamo le nostre forze, senza aver paura, possiamo fare molto, non sappiamo se per eliminare, ma sicuramente per arginare questo "cancro" della società e delle coscienze chiamato camorra.

E' sempre difficile parlare di mafia, di camorra, delle vittime di queste orribili forme di violenza, ma è necessario. E' necessario perché non è giusto che la violenza trionfi. Purtroppo siamo costretti ad assistere alla morte di persone che per difendere i propri ideali, i propri valori, le idee in cui credono, hanno messo a rischio la propria vita, alcuni fino a perderla. Ma non possiamo permettere che questi tragici epiloghi rimangano fini a se stessi, e non servano invece a scuotere le coscienze di chi vive in questo mondo e dovrebbe farlo in nome della giustizia e dell'onestà.

Noi dobbiamo vivere ricordando chi prima di noi ha operato in questo mondo per renderlo migliore. La memoria deve far parte della nostra vita, non possiamo vivere il presente senza conoscere chi lo ha reso così come ci appare. Non possiamo chiudere nel cassetto dei ricordi le lotte di chi ha cercato di fare il proprio dovere senza scendere a patti con la camorra, di chi credeva che fosse possibile far politica senza obbedire alle "loro" regole. E' per questo che ogni anno ricordiamo "eroi" del nostro tempo, come Marcello Torre.

Marcello è un grande esempio di coscienza civile. Un uomo attivo fin da giovane, nella sua vita ha realizzato molti progetti, che sicuramente la cittadinanza paganese non dimentica. Infatti dopo ben 25 anni dalla sua scomparsa, siamo ancora qui a ricordare il suo attivismo, la sua dinamicità, la sua voglia di fare e quindi la sua voglia di vivere, siamo qui a ricordare gli ideali per cui ha combattuto, forse perché c'è ancora chi ci crede, chi vorrebbe difenderli, ma forse non sempre trova il coraggio, perché purtroppo ci hanno abituato, o meglio ci hanno costretti, al silenzio.

Ed è proprio l'esempio dell'avvocato Marcello Torre che deve infondere fiducia, deve dare forza a chi come lui, vuole vivere in piena libertà, nel rispetto degli altri, nell'onestà. Marcello rappresenta ancora oggi i sentimenti di tante persone che magari avrebbero voluto fare come lui, avrebbero voluto e vorrebbero dire "no" alla violenza, no alla sottomissione a chi crede di essere più forte ma che in realtà non sa di essere schiavo della propria ignoranza, di essere vittima di se stesso, di non poter essere considerato un uomo, perché l'uomo dotato di buon senso non agisce mai per egoismo, ma tiene sempre conto di dover rispettare gli altri. E chi usa la violenza, chi vive nell'ombra, chi vuole sottomettere il prossimo e non vuole vivere in pace, pensa di aver raggiunto il potere, ma ciò è solo un'illusione. Il vero potere è essere liberi; i camorristi, i mafiosi utilizzano la violenza per raggiungere un potere che in realtà non esiste: siamo noi che permettiamo a loro di sentirsi forti, con la nostra omertà, col nostro sottometterci: è proprio questo che non dobbiamo fare, non dobbiamo lasciarci assuefare, dobbiamo mantenere viva la speranza che un mondo senza violenza possa esistere, e dobbiamo contribuire al suo debellamento, non dimentichiamoci che vivere vuol dire amare, stare bene con gli altri, dare e ricevere.

Questi sentimenti hanno sempre animato Marcello Torre. E non è da tutti. La volontà tenace e la caparbietà della mia generazione mi spingono a volere che gli ideali che furono suoi abbiano nuova vita, che escano dal chiuso dei libri e dei giornali, dove ne è perpetuato il ricordo , perché il suo esempio più indelebile dei qualsiasi inchiostro, l'eco della sua voce e la forza delle sue azioni siano semi di nuove coscienze civili, le quali costruiranno insieme, crescendo ogni giorno i più, il futuro. Allora le parole avranno un peso e non saranno più solo parole.

Info & Contatti
Associazione Marcello Torre

Sede legale:
via Gustavo Trotta, 7 84016 Pagani (SA)
Presidente:
Lucia Torre
Vice Presidente:
Annamaria Torre
Fax:
081.917943

Indirizzo email:
info@associazionemarcellotorre.it

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Rassegna stampa
Edizione 2010: il trentennale
Ogni giorno della nostra vita combattiamo perche' il nome e la memoria di Marcello Torre non vengano lasciati morire con lui. Abbiamo raccontato la sua storia a migliaia di giovani e di bambini perche' ne conservassero il ricordo e ne rinnovassero la lezione di liberta'.
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